“La Marcianise che vorrei”: cosa sogna Angelica Buccino per la sua città

 

 

 

 

 

 

In una città che sogno.. Ebbene che dire è difficile guardarsi dentro, vivere di sogni, di speranze e poi confrontarsi con la realtà. La città che sogno è proprio la Mia, la Mia Marcianise, degna del suo glorioso passato. Vorrei iniziare con la stupenda lettera enciclica di Papa Francesco che trova il cuore della riflessione sulla “necessità di difendere il lavoro”, facendo riferimento esplicito al monachesimo e alla Regola di San Benedetto; il lavoro inteso come un’attività che implica anche la trasformazione dell’ambiente, le relazioni che gli uomini hanno, non solo con esso, ma anche tra loro. In una città che sogno si vede la crescita delle imprese, creando infrastrutture, garantendo la legalità, affacciandosi ad uno sviluppo considerevole della zona industriale, per creare posti di lavoro e far in modo che noi giovani non siamo costretti ad emigrare, ma continuiamo a vivere dove sono le nostre radici, in una città che ci permette la via di maturazione dello sviluppo umano, una realizzazione. Inoltre in una città che sogno si ha l’esigenza di un’efficiente e idonea Biblioteca, da me considerata come centro radiante di cultura, fiore all’occhiello della città. La biblioteca è stata considerata fin dall’antichità come “Santuario di Sacre Scritture” perché considerata “la testimonianza documentaria dell’universo articolato e complesso del sapere da tramandare ai posteri”. Essa dovrebbe essere oltre che un servizio pubblico per il progresso della società, un luogo dove il libro deve essere un amico, un bagaglio per lo studente che si vuole affacciare ad una realtà più intelligente, a misura d’uomo. La città che sogno, senza inutili “coup de theatre” deve diventare una “Smart human City”. Bisognerebbe realizzare spazi per mostre d’arte classica e moderna, un museo, un allestimento scenografico attorno alle tele di Paolo Di Maio e dei tanti artisti concittadini, uno spettacolo di sculture lungo le strade sarà l’apoteosi della nostra storia artistica attraverso la tecnologia. Ma c’è bisogno anche di tornare alla semplicità della tradizione: deve andare in scena “la cucina di una volta”. In tal maniera, grazie alla nostra posizione, la città si evolve e rappresenterebbe un punto privilegiato per il turistico, un luogo dove poter trascorrere una giornata alla scoperta di eventi culturali e di un’arte culinaria unica e rara. Ed infine in una città che sogno esistono parchi giochi puliti ed attrezzati, dove possano essere organizzate attività adatte ai bambini, i quali possono interagire tra loro e trascorrere momenti di puro divertimento. Una città che racchiude, perché no, anche lo Street Art, magari in un parcheggio spoglio, privo di panchine, dove posso immaginare ragazzini giocare a pallone. In una città che sogno ci sono bambini e ragazzi che possono, attraverso infrastrutture idonee, sicurezza e organizzazione andare a scuola a piedi, creando una sorta di pedibus, o in bici.. evitando macchine e smog. Eh già, forse il mio è un sogno, ma è questa la Marcianise che vorrei.

Angelica Buccino

 

Inviatemi i vostri propositi alla sezione La tua voce per Marcianise del mio blog  www.micheleraucci.it
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Un commento su ““La Marcianise che vorrei”: cosa sogna Angelica Buccino per la sua città”

  1. Complimenti Angelica,
    ma credo ché ogni sogno va predicato, identico ad un missionario ché rappresenta la religione cattolica, ma vedo ché anche nel mondo cattolico si sono arresi .
    Ti auguro ché si avverino i tuoi sogni .

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