Fin troppo facile annoverarsi tra quelli che si lasciano andare ad una sola elencazione di “vorrei”, più o meno plausibili, per la propria città. Fin troppo facile  limitarsi al solo desiderio, per quanto corretto sia, affinché poi le cose si avverino. Il punto di domanda è:  come individuare, senza cadere in nuovi errori, quei soggetti politici capaci  di realizzare ciò che ognuno di noi auspica per la propria città? I cittadini cosa sono disposti a dare o a fare affinché ciò accada? Mi è facile riconoscere il primato alla politica per la programmazione e l’attuazione di tali attività, il cittadino può fare poco, essendo chiamato esclusivamente al momento del voto. Siamo di fatto ben lontani da un tipo di democrazia partecipata dove il cittadino assume un ruolo attivo, propositivo nella scelta degli obiettivi strategici per la città. Allora diventa imperativo che la politica, quella con la P maiuscola, si riappropri del ruolo che le appartiene. Un ruolo di progettazione del futuro della città, un ruolo di lettura di quelle che sono le aspettative e le sue reali potenzialità. Per fare ciò deve, innanzitutto, riacquistare quella credibilità smarrita da tempo, evitare quei riti, quelle liturgie che la vogliono vicino ai cittadini solo nei momenti a ridosso delle elezioni. Quegli incontri, quei forum, quel voler sollecitare le associazioni nell’immediatezza degli appuntamenti politici, ormai non convincono più nessuno, forse neanche chi li promuove. Per concludere, allora, cosa voglio per la mia città ?

Io vorrei che s’iniziasse un percorso virtuoso guidato da persone che abbiano come punto di sintesi il miglioramento della qualità della vita delle persone, diretta conseguenza di un nuovo disegno della città che, privilegiando  lo sviluppo culturale, faccia emergere le prerogative e le aspirazioni sopite. Io vorrei  che i patti e gli accordi che i partiti e le liste civiche stringono tra loro, non siano dettati  da logiche dì convenienza elettorale, bensì da identicità di valori e principi. Io vorrei che l’opera di un buon amministratore si radichi nel tessuto sociale rendendolo migliore. Io vorrei, infine, che chi si candida a governare abbia davvero un’idea precisa di ciò che serve per farla diventare una città normale, perché di questo abbiamo bisogno: le città “a misura di” sono un’utopia, una città normale è possibile, a quella dobbiamo tendere.

Inviatemi i vostri propositi alla sezione La tua voce per Marcianise del mio blog  www.micheleraucci.it
P. S: Patti chiari amicizia lunga: no tassativo ad offese, polemiche, autocelebrazioni e proclami dal sapore squisitamente elettorale, saranno automaticamente cestinati.