E’ con vero piacere che ospito i commenti di due amici, Angelo Golino e Gianluca Montebuglio , il primo spontaneo mentre il secondo è stato da me sollecitato per la sua competenza comunicativa e attenzione ai fatti di casa nostra.

Caro Michele ho cercato di dare riscontro a quanto dici riguardo gli animi finalmente più sopiti nel dibattito pubblico nella ‘battaglia civile’ che si conduce ormai da mesi nella nostra città. E mi chiedevo se quanto registri debba farci felici per un clima finalmente meno ‘guerreggiato’ o se invece questa nuova fase non debba essere vista come un incantesimo che via via va svanendo, con gli effetti magici del populismo e della demagogia più sfrenata che lasciano spazio progressivamente alla reale situazione della Marcianise che forse starà pure cambiando ma col serio pericolo che stia cambiando ad un prezzo troppo alto e sull’altare di rapporti sociali e civili ormai logorati o distrutti. Il dato di fondo resta sempre lo stesso, i partiti mancano, non esistono più, e per evitare che ci siano ‘guerre’ civili tra sostenitori di opposte fazioni o dall’altro lato un assopirsi generale degli animi collettivi è necessario che partiti tornino a nascere purché ciò avvenga davvero con lo scopo di assolvere al ruolo di corpi intermedi tra classe dirigente e amministrati. Se però dovranno tornare a strutturarsi i partiti non dovranno essere formati da divulgatori scientifici del ‘verbo’ dei leader di turno. Essi avranno invece bisogno di propositori, non di pretoriani ma di persone che arricchiscano il dibattito, che lottino contro il pensiero unico, il pensiero dominante e il pensiero ‘utile’, occorreranno persino i bastian contrari se questi lavoreranno a costruire e ad arricchire una proposta politica per la comunità. Per ciò naturalmente è necessario un piglio diverso da parte di chi regge le sorti delle istituzioni; queste da sempre sono la diretta espressione di un popolo ma è anche vero che se gli esempi che al popolo vengono trasmessi non sono quelli più Alti e Elevati in fatto di coabitazione, confronto e di scambio di idee certamente quei popoli è difficile che migliorino.

Angelo Golino

 

Ciao, Michele. Mi fa piacere che tu sia interessato a conoscere la mia idea sul tuo pezzo “Che fine hanno fatto i guerrieri del web?”. Mi tocca deluderti, ma comprenderai facilmente il perché: i guerrieri del web temo non esistano. Semplicemente, quella gran cassa di risonanza, che è facebook, fa il suo dovere, massimizzando la visibilità e spesso diluendo, per la sua intrinseca vocazione alla sintesi e all’equivoco, il senso di partenza di un contenuto. Ciò detto, incuriosito dalle tue parole e dalla tua volontà di sapere una mia riflessione a riguardo, ho cercato delle motivazioni alla “pace armata” di cui parli. Beh, in effetti riesco anche io a notare un abbassamento di tono, e puoi immaginare quanto ciò mi faccia piacere. Non entro nelle questioni prettamente politiche perché non le mastico così bene da poterle elaborare, ma soffermandomi sul linguaggio – campo probabilmente più consono alla mia minuscola sfera di conoscenze – mi fa piacere intuire un approccio più inclusivo di chi amministra; funzionale o meno alla gestione di un potere, non riesco a immaginare un politico adottare un linguaggio denigratorio, se non a tratti violento. Sono convinto che, mai come nel campo della politica, il verbo corrisponda a un’azione: le due cose coincidono sempre, in politica lo fanno ancora di più. Preferisco l’autorevolezza all’essere autoritari, ma mancandomi entrambe le cose non saprei come approfondire questo aspetto, adesso. Se poi parliamo dei supporter, e se con quel termine posso identificare i tuoi guerrieri del web, allora il discorso cambia, ed è un discorso che non mi interessa perché la vita di una comunità non è un campionato di calcio. E non mi far parlare di calcio, ché pure in questo caso non saprei che dire. Certo, in tutta quella caciara eterea che il web sa offrire, ho saputo leggere spunti molto interessanti, ma tendono a confondersi con le grida che arrivano dagli spalti. Anzi, spesso è subdola capacità della politica quella di mettere tutto nello stesso calderone, così che la credibilità di una critica si confonda con la sciocchezza di un’altra, generando un silenzio in cui l’esaltazione dell’operato trovi una sua facile amplificazione. Di più, non saprei dirti. Ti abbraccio e ritorno alle mie cose di lavoro.

Gianluca Montebuglio