micheleuno
Qui di seguito la terza puntata del mio confronto con Antonello Velardi:
Caro Michele,

approfitto della tua solita cortesia e disponibilità e ti chiedo ancora una volta un po’ di spazio e un po’ di pazienza. Vorrei rispondere ad alcune tue osservazioni che hai fatto nel tuo articolo (“Siamo o non siamo tutti uguali?”) pubblicato nei giorni scorsi, ringraziandoti ancora per tenere viva – con il tuo blog – la discussione a Marcianise sulla vita pubblica locale.
Ti sono franco e ti chiedo di aiutarmi nel ragionamento. Dunque, mi par di capire, la questione che ti sta particolarmente a cuore è quella della nomina da parte mia di tre consulenti, particolarmente criticata dalle forze di opposizione. Tant’è vero che anche tu sembri avanzare qualche dubbio o qualche ombra quando titoli il tuo articolo “Siamo o non siamo tutti uguali?”, ponendo di fatto una domanda retorica. E’ certo che siamo tutti uguali, il dramma di Marcianise è che nel passato c’è stato qualcuno che è stato più uguale degli altri. La questione, caro Michele, sta proprio qui: capire se la mia azione politica ed amministrativa è improntata ai criteri del familismo e del clientelismo, ovvero è in netta discontinuità con le pratiche del passato ispirate proprio a questi criteri. Chi le ha ispirate? Le hanno ispirate coloro che adesso mi criticano, scrivendo quel manifesto che è senza senso e per tal motivo è stato snobbato completamente dai marcianisani. Chi l’ha firmato? Lo hanno firmato coloro i quali hanno le mogli che lavorano in Comune con posizioni rilevanti, hanno i nipoti e i cognati che hanno vinto concorsi anche importanti nel corso degli anni, hanno proprietà che sono state fittate dal Comune (e quindi a spese nostre) per lucrare un po’ di soldi (i nostri soldi), hanno i fratelli e loro stessi che si sono ingrassati con pratiche vergognose di consulenze all’Asi e in altri enti strumentali, hanno messo parenti e famigli nei posti di rilievo all’Asl e in ospedale controllando di fatto la sanità. Li hanno firmati coloro che sono stati scelti senza alcun criterio per guidare società di rilevanza pubblica, portate poi al fallimento; anzi, con un criterio, quello dell’appartenenza partitica ovvero del contentino. Tutti costoro si sono strappate le vesti e hanno scritto quel comunicato. Tutti costoro che si sono improvvisamente trovati sbandati perché hanno consumato la loro vita nell’esercizio del potere e ora non sanno più che cosa fare non avendo più il potere. Caro Michele, se io facessi l’avvocato o l’ingegnere e campassi grazie alle prebende pubbliche e improvvisamente non avessi più potere e più prebende, ritrovandomi con il mio studio professionale senza che ci entra più nessuno perché non c’è motivo di venire da me non avendo la forza di facilitare le pratiche, ecco, caro Michele, che cosa mai io dovrei fare? Potrei reagire soltanto scrivendo manifesti e insultando chi mi ha messo con le spalle al muro, che io odio perché responsabile della mia disfatta politica ed economica. Caro Michele, la disfatta è economica, non solo politica. E tu ben lo sai, conoscendo questi signori.
Ciò detto, devo aggiungere che io ho scelto dei consulenti per un periodo limitato (ripeto: limitato), con un iter ad evidenza pubblica, secondo quanto previsto dalla legge. E’ carente la mia scelta? Mi denunciassero, qual è il problema? O io sono un farabutto e non ho rispettato la legge, oppure l’ho rispettata. Dico di più in risposta a quanto tu scrivi (i tre sono stati candidati nelle mie liste): questo per me è un complimento e non è una colpa. E sai perché? Perché io le liste le ho compilate non con la logica di quei signori che hanno scritto il manifesto, cioè infilandoci solo i porta-voti; io ho scelto persone di primissima qualità, gente perbene e capace, esponenti della Marcianise migliore. Certo, qualcuno magari sarà meno bravo, ma tutti – ripeto: tutti – avevano e hanno qualità che sono nettamente superiori alla media e alle liste mie avversarie. E s’è visto con gli eletti: la parte di consiglio comunale espressione della maggioranza è di un livello molto alto, credo uno dei più alti degli ultimi anni, altro che improvvisatori e truffaldini arrampicatori. Con questo voglio dire che essere stato candidato nelle mie liste non può essere una colpa, anzi per me è un vanto. E io non sono talmente ipocrita da non scegliere quelli che si sono candidati con me proprio perché, scusa il bisticcio di parole, si erano candidati. Ho confermato il responsabile della protezione civile anche se aveva il cognome Zinzi ma proprio perché non può essere un dato negativo avere un cognome piuttosto che un altro. Continuo a lavorare con la comandante della polizia municipale (protezione civile e vigili urbani sono alle mie dirette dipendenze) che è la moglie di un mio avversario politico e già candidato a sindaco. Che dovevo fare? Non le dovevo dare confidenza solo perché porta il cognome Foglia?
Caro Michele, siamo al Medioevo. Meglio: sono al Medioevo coloro che continuano a pensare che l’azione politica ed amministrativa si porti avanti riempendo di contumelie e di offese gli avversari. Quanto alla questione del consulente cognato di un mio assessore, embè, qual è il problema? Noi siamo in causa perché gli amici dei giostrai e gli amici di quelli che hanno firmato il manifesto ci hanno fatto chiudere la piscina comunale. Loro non io! Per riaprirla ci siamo messi in mano a quelli che ne capiscono qualcosa. Uno, per non perdere più le cause. Due, per vincerle e ripartire subito. Quel cognato è un eccellente professionista, molto stimato in ambienti qualificati, già consulente di diversi uffici giudiziari. E meno male che abbiamo scelto lui. Meno male che non ci siamo affidati agli imbecilli e agli imbroglioni, come è accaduto nel passato.
Chiudo qui, se non dopo averti fugato i dubbi che affiorano nel finale del tuo articolo. Le liste che mi sostengono volevano rispondere con un manifesto a quel manifesto. Sono stato io a bloccarli: io non rispondo a persone che non sanno ciò di cui scrivono, che sono stati bocciati clamorosamente dai cittadini che sono andati alle urne, non legittimo gli zombie, non replico a chi non è sintonizzato con me ma ha un altro pubblico ed altri interlocutori. Non inseguo né quel pubblico, né quegli interlocutori. Se li tenessero loro, non mi interessano: io guardo altrove, guardo alla modernità. E infatti che cosa ho fatto adesso? Ho risposto a te, a Michele Raucci in quanto animatore culturale di Marcianise. Se scrive Michele Raucci o quelli come Michele Raucci, io mi sforzo di spiegare le mie ragioni; se scrivono gli altri, non faccio alcuno sforzo. Spero in ogni caso di aver contribuito a chiarirti le idee e a consentirti di rispondere alla domanda che ti sei posta: “Siamo o non siamo tutti uguali?” Grazie molte. Alla prossima.
Antonello Velardi
Il mio intervento “Siamo o non siamo tutti uguali?”:

orwelQuante volte avrete sentito proverbi del tipo  “Dicette accussì ‘a vecchia: “Aggio campato nuvantanove anne e ne vulesse campa’ n’ato pe me ‘mpara’ ancora”? (Disse la vecchia: “Ho vissuto novantanove anni e vorrei viverne un altro per apprendere ancora).

Io tantissime e, ogni volta, ho pensato: ”Ma chi me l’ha fatto fare di scimunire sui testi di filosofia  o approcciarmi da dilettante allo sbaraglio alla psicologia, quando ci sono questi proverbi, frutto prelibato di saggezza ed esperienza, che con poche e incisive parole racchiudono e dicono il tutto”?

Per carità, non è mia intenzione mettere in discussione tanti strizzacervelli e indagatori della realtà e del pensiero, che reputo validissimi maestri e compagni di ricerca di sé e del mondo, ma diverse volte nei proverbi di saggezza popolare ho trovato immediatamente quelle risposte, cui sarei arrivato solo dopo molte e accurate letture di testi filosofici e teorie psicologiche. Ne ho avuto riprova molti anni fa, quando discutendo con un mio amico circa l’ennesimo caso di disparità di trattamento in ambito scolastico, mi diede una risposta che mi lasciò a bocca aperta: “E di che cosa ti meravigli? Come diceva l’ultimo dei comandamenti de La fattoria degli animali – Tutti siamo uguali ma qualcuno è più uguale degli altri”. Ci ho riflettuto a lungo, mi son guardato intorno e sono arrivato alla conclusione che erano sante parole e che davvero nella vita non si smette mai di imparare.

Ed è bello non solo apprendere sempre nuove cose, ma farne tesoro e cercare di utilizzarle come chiavi di lettura delle molteplici vicende e sfaccettature della realtà. Ad esempio, venendo ai fatti di casa nostra, mi son chiesto se la recente nomina dei 3 collaboratori ad alta professionalità del sindaco vada nella direzione di un’uguaglianza sui generis. Ho cercato di sbrogliare questa intricata matassa che ha suscitato le accuse di favoritismi e parentopoli da parte dell’opposizione,  valutandola sul piano della legittimità e dell’opportunità. Ebbene, ho compiuto una serie di ricerche in ambito giuridico, perché ne so poco o nulla di leggi, e ritengo che, alla luce dell’art 110 del Dlgs 267/00 ( http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/00267dl.htm) e di qualche prospetto utilizzato da qualche altro comune in base al codice civile sui gradi di  parentela (http://www.comune.torino.it/infogio/casa/modulistica/prospetto_gradi_%20parentela.pdf), non vi siano gli estremi di un provvedimento contra legem perché il sindaco ha indetto un bando pubblico, la sua scelta è discrezionale, uno dei nominati è figlio di una sua cugina quindi siamo ben oltre il 4° grado vietato dall’art 8 del DPR 168/2010 (http://www.agcm.it/normativa/concorrenza/5015-decreto-del-presidente-della-repubblica-7-settembre-2010-n-168-regolamento-in-materia-di-servizi-pubblici-locali-di-rilevanza-economica.html).Sul versante dell’opportunità politica, invece, certamente sorprende che i 3 nominati appartengano alla stessa lista che l’ha sostenuto in campagna elettorale ma, fino a prova contraria, i candidati avevano i requisiti e il sindaco è liberissimo di scegliere chi ritiene opportuno. In conclusione, tengo a precisare che il profilo di legittimità e di opportunità politica delle nomine, mi ha intrigato poco o nulla. Mi sorprende di più che i partiti della maggioranza, ad oggi , non abbiano pubblicamente fatto quadrato attorno al sindaco, dal momento che le liste d’opposizione a sostegno di Dario Abbate alle elezioni, nella loro invettiva, asseriscono che sin dall’insediamento “[…] questa giunta e il suo sindaco non hanno fatto altro che  privilegiare amici, parenti e sostenitori […]”, tirando in ballo anche un altro assessore che avrebbe nominato consulente suo cognato. Dimenticanza, pigrizia o altro?