Chi la spunterà tra il sindaco Velardi e il parroco del duomo, don Paolo Dello Stritto sul ripristino del rito religioso di San Michele e Santa Venere?

A lanciare l’idea di far rivivere a Marcianise una tradizione storica, l’uscita di Santa Venere dal Duomo di Marcianise, l’adorazione per otto giorni nel tempio di Santa Venere e poi il ritorno in compagnia di San Michele, è  stato il sindaco pochi giorni fa nel suo diario serale. Il primo  cittadino non solo s’è  preoccupato di fare la proposta,  ma ha assicurato di aver già messo a punto un progetto per ripristinare il rito religioso,  visto  l’ entusiasmo crescente intorno all’iniziativa:” L’associazione Capa Tosta -ha  precisato-   sta pensando di riprodurre in legno la vecchia chiesetta che era sul marciapiedi di via san Giuliano, tappa obbligata nel percorso dal duomo alla chiesa di Santa Venere per la statua da adorare, resta solo di conoscere  le decisioni del parroco del duomo, don Paolo Dello Stritto, che deve ovviamente guidare il rito religioso, con le statue che lasceranno la chiesa principale di Marcianise”.  Velardi  poi,   per  sollecitare una risposta del parroco in tempi rapidi ha in più occasioni ribadito che l’iniziativa porrebbe la chiesa in sintonia col sentire religioso della città, e che dunque,  rappresenta “un’occasione importante, per la Chiesa con la c maiuscola ancora di più”. A tal proposito  ha cercato il vescovo di Capua, monsignor Vincenzo Visco, per parlargli di questo progetto, ma della questione ha delegato il suo vicario, monsignor Elpidio Lillo”. Al momento don Paolo,  che ha delle perplessità sull’iniziativa non manifestate pubblicamente ,  ha avuto solo uno scambio di battute col sindaco e s’è preso dei giorni per comunicare la sua decisione. Ne sapremo sicuramente qualcosa  in più nei prossimi giorni, dal momento che la festa di  San Michele Arcangelo, patrono della città  ricorre l’8 maggio, ragion per cui Don Paolo, volente o nolente,  a breve  dovrà far sapere come la pensa. Su questo antico rito abbiamo trovato qualche importante testimonianza:

Dal libro di Nicola Erboso “Marcianise” Storia e tradizioni, una lode a Santa Venere.

Questa località tanto cara, piena di storia, tradizione e folclore; immersa nella campagna con il lazzaretto attiguo dove furono sepolti i defunti di Marcianise un paio di secoli orsono a causa della pestilenza. Un luogo principalmente sacro e di culto, dove veniva venerata Santa Venere, per l’appunto “SantaVennere”, a sentir dire dal popolo la fidanzata o la sorella di San Michele Arcangelo, venerato nel duomo come Santo patrono di Marcianise.
Verso il 1600 si racconta che questo sito era custodito da monaci della congregazione di San Vincenzo De Paoli , detti (i Paulotti), che erano vegetariani e che mangiavano oltre ai vegetali: pesci, anguille e rane che abbondantemente si sono sempre pescate nelle acque e nelle paludi del Clanio: fiume che scorre nei pressi della chiesa (Oggi regi lagni) dopo la bonifica del 1616 ad opera di Giulio Cesare Fontana (figlio dell’arch.Domenico Fontana) su ordine del vicerè D. Petrus Fernandez De Castro conte di Lemens. Fu in seguito ancora modificato dal Vanvitelli, e recentemente cementificato, provvedimento questo che sembra aver fatto più danni
che bene.
La chiesa in stile romanico, si pensa che sia stata costruita sui resti di un tempio romano dedicato a Venere, situato sulla strada direttrice che univa la Capua Antica e Orta di Atella, nei pressi di Campocipro, un vecchio sito abitativo di origini romane o addirittura preromane. Verso la fine dell’Ottocento, allorquando venne costruita la ferrovia (Caserta Napoli) le strade subirono delle variazioni, la strada non costeggiava più la chiesa lungo la direttiva Nord-Sud, ma verso Est-Ovest, fu allora che il Canonio
Gian Battista Novelli, che nei pressi aveva anche una cascina colonica, decise di far ampliare il tempio e di spostare l’entrata, così come è ubicata attualmente, aggiungendovi colonne e timpano all’ingresso. Si racconta che i contadini sparsi per le campagne circostanti, intenti nel lavoro della canapa, al suono della campana si aggiustavano alla meglio e si recavano nella chiesa per ascoltare la santa messa.
Vi sono altri episodi intorno ad essa, uno ad esempio racconta, che alcune persone dei paesi confinanti, decisero di rubare la statua lignea di Santa Venere, con un carro trainato da una coppia di buoi di razza chianina ; si dice che questi dovettero desistere ed abbandonare la statua nei pressi dei binari della vicina ferrovia perché improvvisamente questa divenne pesantissima. Nei giorni della festività di San Michele a Maggio, la statua della Santa veniva traslocata nella “Chisiella” di via San Giuliano, di fronte alla via Napoli e San Michele in solenne processione l’andava a prendere, si soleva dire che “s’ajev’a vutà” per portarsela con sé nel duomo, dove restava fino alla Pasqua successiva. Per il recupero di questo luogo che si stava sgretolando ad opera degli agenti atmosferici, essendo stato abbandonato, sono stati fatti dei lavori (copertura del tetto e l’intonaco) ad opera di volontari nostalgici di quei bei ricordi di un tempo andato. Speriamo che con l’impegno di tutte le associazioni culturali del nostro territorio, nonché dell’amministrazione comunale, questo luogo possa essere recuperato e riportato alla sua vera funzione storico-folcloristica.

 

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