safe_imageAmici e conoscenti,

a me ciò che fa più male del mondo attuale è la povertà: un mio simile che non ha la possibilità di mangiare, vestirsi, di comprarsi le medicine , di abitare e dormire in un  letto degno di questo nome, mi provoca un malessere fisico e uno sdegno sconfinato verso il genere umano cui appartengo. Una malattia grave, un terremoto, un maremoto o qualsiasi altra calamità naturale atterrisce e confonde, ma ahimè,  volenti o nolenti, prima o poi bisogna cedere il passo all’accettazione perché nulla altro possiamo fare di fronte ai disegni del destino o di una volontà superiore. Il discorso cambia decisamente allorquando l’avidità, l’indifferenza, l’egoismo di un uomo condanna alla morte un altro umano. In questo caso, a mio modesto parere, ritengo che in ogni persona dotata di un briciolo di sensibilità, prevalga un sentimento misto di rabbia e angoscia per un male dipendente dalla volontà umana e perciò evitabile.  Su questa Terra ogni anno circa un terzo della produzione mondiale di cibo destinata al consumo umano si perde o si spreca lungo la filiera alimentare, sebbene 795 milioni di persone non ha abbastanza cibo, quasi un milione di bambini in Africa soffre di malnutrizione grave e ogni giorno, ogni ora, nel mondo muoiono circa 240 bambini a causa di una scarsa e non adeguata alimentazione. Pensate un po’ che  solo nel  nostro Paese vengono sprecati 16 miliardi di cibo ogni anno: circa 12 nelle nostre abitazioni,  un miliardo e 160 nell’industria, quasi un miliardo e mezzo nella grande distribuzione.  Sono gli stessi italiani a dirlo, in una serie di interviste elaborate da Waste Watchers. Gettiamo verdura, pane, carne andata a male con una media di 600 grammi al giorno per aver calcolato male la spesa o comprato in dosi eccessive, cucinato troppo o perché incapaci di riutilizzare gli avanzi. Cibo commestibile o che potrebbe ancora fare in tempo ad essere donato, ai nostri vicini in difficoltà o alle tante associazioni che fanno capo al Banco Alimentare . Anche lo Stato e le istituzioni tutte son chiamate a fare la loro parte. Speriamo, ad esempio, che venga data rapida e piena attuazione alla proposta di legge approvata in via definitiva al Senato il 2 agosto scorso per facilitare la vita ai cittadini e alle aziende – produttori, ristoranti, supermercati, piccoli negozi – che vogliono regalare le loro eccedenze di cibo alle onlus impegnate a favore dei poveri, con la possibilità, per i Comuni, di fare sconti sulla Tari a chi ha deciso di impegnarsi. Fin quando non la daremo vinta alla rassegnazione e non calerà il sipario dell’indifferenza e dell’individualismo sfrenato, ma avremo sempre parole ed emozioni nel raccontare queste orribili distorsioni del mondo moderno, ci sarà sempre la speranza di costruire un mondo più giusto. Discuterne, provare disgusto e agire, a mio modesto parere, sono le 3 stazioni dove per forza di cosa deve fare tappa il treno degli uomini di buona volontà per arrivare a destinazione.