L’altro ieri ho pubblicato  questo  post:  “A termine di ogni mia giornata, il bilancio è positivo non se ho intascato più soldi o acquistato più potere, ma se ho rafforzato i miei rapporti e ho conosciuto il sorriso e i pensieri di nuove persone. Come si dice dalle nostre parti “O tavut’ nu tene a sacca”. Quando il sipario calerà, lasceremo solo il nostro ricordo ed io voglio che sia straordinario”. Poco dopo,  alcuni di voi mi hanno fatto presente che trovavano particolarmente colorita e significativa l’espressione riguardante le tasche della bara, ma non sapevano esattamente cosa significasse e dove fosse nata. Per farvi contenti, ho fatto un po’ di ricerche sul suo significato e sulle sue origini, e ho scoperto che:

 

 Nella raccolta dei modi di dire stabiesi

o tavuto nun tene sacche!
modo alternativo ed originale per rimproverare chi è troppo avaro, esortandolo a meditare. Ricchezze, denaro ed affini sono beni materiali di questa vita…

 

Su “ Cattolici romani” il forum dei cattolici italiani tra i detti dialettali napoletani:

‘O tavuto nun téne ‘e sacche!
La bara non ha tasche!
Monito contro la brama di ricchezza e l’accumulo di beni materiali, spesso in endiadi con:
‘A llà nun ce purtammo niente!
Nell’aldilà non porteremo nulla di ciò che abbiamo.
Hanno anche il significato di: non potremo corrompere il nostro Giudizio!

 

Nell’articolo “Saggezza di un popolo” del “ Vescovado Il giornale della costa d’
Amalfi” scritto  da  Antonio Schiavo
sulle consuetudini verbali, negli scambi dialettici di tutti i giorni, nella tradizione orale. ‘O tavuto nun tene sacche:
è inutile accumulare ricchezze in vita, non possiamo portarle con noi quando affrontiamo l’ultimo viaggio.