sandroA dichiararlo in un’intervista al nostro blog  è Alessandro Tartaglione, ex assessore alla Pubblica Istruzione e dirigente provinciale del Partito Democratico, uno dei 3 esponenti dem che ha dato la sua disponibilità alla candidatura a sindaco.
1. Visto che a noi premono particolarmente le idee e le proposte per la città, Le chiediamo se nel dibattito interno al Pd ci si sia concentrati su che tipo di progetto si vuole per Marcianise?

Ho chiesto più volte che gli sforzi del partito si concentrassero non tanto sulla individuazione spasmodica del candidato sindaco ma che si delineasse una idea di città per il prossimo futuro. A tal proposito io stesso, insieme ad amici e rappresentanti dell’associazionismo marcianisano, avevamo messo in campo una serie di laboratori tematici (Marcianise Terra di Idee ndr) che affrontavano le questioni vere che interessano i cittadini quotidianamente. La cosa ha destato molta attenzione in città e ho visto, con molto piacere, che altre realtà politiche giovanili hanno preso spunto dal nostro lavoro per fare cose molto simili. Tutto ciò rappresenta un arricchimento, in termini di dibattito pubblico, per la nostra città.

  1. Lei spesso parla di coinvolgimento dell’associazionismo e delle realtà dinamiche cittadine?

A nessuno sfugge, e tantomeno a me che mi occupo quotidianamente di comunicazione, che nella nostra città in questi anni, alla regressione della politica si è contrapposto una dinamicità non solo dell’associazionismo cittadino ma anche di un tessuto sociale che ha pochi eguali in tutto lo stivale. Stiamo parlando di manager di multinazionali, musicisti, ricercatori universitari e scienziati, artisti di fama nazionale, medici, magistrati, informatici, creativi e pubblicitari, giornalisti, artigiani, studenti geniali, insegnanti e dirigenti scolastici, poeti e scrittori, campioni dello sport nazionale e medaglie olimpiche, chef, attori, stilisti, modelli e modelle. Insomma un mondo variegato di donne e uomini, marcianisani o di origine marcianisana, il cui successo ha travalicato i confini comunali, regionali e, spesso, anche nazionali. Queste energie positive vanno inserite nel meccanismo decisionale per far avanzare e sviluppare la città sia socialmente che economicamente.

  1. Il suo partito fino a pochi giorni fa non aveva ancora sciolto il rebus tra un candidato sindaco politico, espressione del partito o proveniente dalla società civile. Eppure se ricordiamo bene, Lei ed altri 2 colleghi di partito avevate dato disponibilità alla candidatura a sindaco. Qualcosa non torna , non le pare?

Avevo sottolineato il meccanismo anomalo a cui si stava andando incontro. Il segretario del Pd aveva chiesto, durante una riunione del direttivo di sezione, delle disponibilità. Non mi sono sottratto a questa richiesta così come ho sempre fatto nell’arco di tutta la mia vita politica. Quando mi sono accorto che il meccanismo posto in essere non funzionava, ho chiesto a gran voce che si organizzassero le primarie. Lo stesso strumento democratico, previsto dallo statuto del partito, che in tante città che vanno al voto in primavera stanno tranquillamente utilizzando.

  1. Come mai è rimasto inascoltato il suo appello alle primarie per superare l’impasse?

Ho il forte sospetto, già estrinsecato pubblicamente, che fosse in atto un meccanismo dilatorio per scegliere, in extremis, un candidato premeditato. Una logica appartenente alla preistoria politica di questa città che, tra l’altro, non funziona più. I cittadini chiedono sempre di più trasparenza dalla politica.

  1. Ci è parso di capire che il suo partito si muove nell’ambito di un centrosinistra allargato a forze e soggetti presenti nell’amministrazione De Angelis. Cosa ne pensa al riguardo?

Se così fosse sono assolutamente contrario. Veniamo da tre commissariamenti consecutivi e da due amministrazioni comunali in cui i democratici sono stati all’opposizione. Se il Pd si presentasse come forza alternativa a quanto successo finora, ma, nello stesso tempo, imbarcasse i professionisti del trasformismo e quanti sono stati protagonisti diretti del disastro a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, sarebbe un autentico suicidio elettorale perché i marcianisani non capirebbero.

  1. A questo punto dobbiamo dar credito ad alcune voci circolanti insistentemente nelle ultime ore, secondo cui un noto e quotato, sia professionalmente che elettoralmente, esponente democratico guiderà una grossa e solida coalizione che punta a vincere al primo turno. Ci scuserà per la poca delicatezza, ma la domanda sorge spontanea: Lei ora cosa farà?

Sono impegnato, assieme a tantissimi militanti del Pd e non solo, affinché questa competizione elettorale ponga le basi per un forte rinnovamento delle classi dirigenti nella politica. Non è solo una questione generazionale, ma anche di formazione di nuovi amministratori capaci di affrontare le tante emergenze che vive la nostra città. Tutto ciò che non va in questa direzione sarà da me fortemente avversato.