Babà al rum SiulaGolosa Montersino1Venerdì pomeriggio a fine lavoro avevo la bocca particolarmente secca e avrei pagato qualsiasi cifra per qualcosa di dolce e fresco. Non essendoci bar nei dintorni, ho cercato di rassegnarmi o meglio consolarmi all’idea, che a sera avrei appagato questo bisogno corporale irrinunciabile più che un peccato di gola. Col passare del tempo, però, la voglia aumentava e non riuscivo più a distinguere tra felice immaginazione e allucinazione: ad un tratto un collega ha bussato la porta e su una guantiera bianca mi ha servito un mega babà semi congelato e inondato di rum. L’ho divorato e subito dopo mi son chiesto: ”Ma chi mai avuto la brillante idea di regalare all’umanità tale bontà divina”? Il vagheggiamento è durato per il tempo necessario al suono della campanella a lavoro, così che tornato a casa, ho dapprima soddisfatto non più solo a livello fantastico il mio desiderio e poi indagato per risalire alle origini del babà. Dopo una serie di ricerche ho scoperto che il babà non è nato alle falde del Vesuvio come immaginavo, ma nel freddo nord. Precisamente è stato inventato nel lontano Settecento dall’ex re polacco Stanislao Leszczinski, durante il suo esilio nel Ducato di Lorena, a seguito della sconfitta militare contro Pietro il Grande. Stanislao non potendo più esercitare il suo potere politico, infatti, era sempre affranto e amareggiato e per contrastare questo suo stato emotivo desiderava sempre qualcosa di dolce da mangiare. Era molto esigente e i suoi cuochi, non sapendo più cosa creare, spesso gli portavano il “kugelhupf”, un dolce tipico di quel territorio, fatto con farina,burro, zucchero, uova e uva sultanina. Stanislao il kugelhupf non lo poteva soffrire. Non che fosse cattivo: ma era, come dire, un po’ fesso, privo di personalità. E poi era asciutto, ma così asciutto che si appiccicava al palato. E non gli piacque nemmeno quando fu bagnato con una salsa di vino Madera, zucchero e spezie. Spesso non l’assaggiava nemmeno. Un giorno, infuriato per l’ennesima razione di questo dolce, lo lanciò lontano, colpendo una bottiglia di rhum; nella stanza si sprigionò un particolare profumo e Stanislao, incuriosito, assaggiò il dolce imbevuto di liquore. Gli piacque molto e dedicò questa sua creazione ad Alì Babà, protagonista del celebre racconto tratto da “ Le Mille e Una Notte”, il libro che era solito leggere e rileggere nel suo lungo soggiorno a Luneville. Il babà da Luneville arrivò presto a Parigi, alla pasticceria Sthorer. Qui in tanti lo conobbero e lo apprezzarono. A portarlo successivamente a Napoli, dove assunse la forma definitiva assai caratteristica (quella di un fungo) furono i “monsù”, chef che prestavano servizio presso le nobili famiglie napoletane. E da allora il babà elesse Napoli a proprio domicilio stabile.