Da circa due anni indosso le vesti gradite per me, preziose per alcuni e comode per tanti altri pusillanimi, del commentatore, opinionista, imbrattatore sconclusionato di social, che si guarda intorno e cerca di fornire qualche elemento utile alla discussione. Ebbene, vi confesso che per la prima volta mi trovo in grossa difficoltà e sono quasi tentato di stracciarmi l’abito, che mi sono e mi avete confezionato ad arte, per tornare unicamente al mio modesto ruolo di pennivendolo che si sforza d’informare in modo obiettivo e circostanziato. Mai, a mia memoria, ho avvertito dall’una e dall’altra parte tanta tensione, un così pesante e pericoloso odio e perverso gusto ad irridere, offendere, massacrare l’avversario. Per citare solo l’ultimo episodio: il sindaco pone fine al suo strumento di informazione e di “guerra preventiva” (il termine è preso a prestito da qualche acuto ex amministratore, oggi indefesso pompiere) e diversi suoi oppositori si scatenano in un attacco senza precedenti sui social all’azione amministrativa. Non ho mai fatto mistero, anzi, ne abbiamo parlato più volte nel corso di confronti forti ma sempre civili e costruttivi, che alcuni toni e riferimenti del sindaco, non so quanto consoni al suo carattere o solo frutto di una valutazione prettamente strategica, non fanno minimamente parte della mia persona. D’altro canto, però, non posso barrarmi gli occhi per non vedere che la chiusura del diario è stata scioccamente interpretata da alcuni come il momento propizio per imputare al sindaco tutte le inefficienze e i ritardi amministrativi accumulati da quando Marcianise è diventato Comune. Il risultato di questo andazzo, che ormai si trascina da diversi mesi, è a dir poco avvilente e inorridisco solo al pensiero di cosa possa provare un giovane che, per la prima volta, si affaccia alla finestra della politica locale. Ormai la fanno da padrone termini di una finezza e squisitezza incommensurabile, lecchini pavidi e interessati, yes-men incapaci, spioni, professionisti nel mettere in giro falsità di ogni genere, politici di ritrovata illibatezza, voltagabbana e trasformisti dell’ultim’ora.  Quelle rare volte che riesco a mettere da parte la nausea e do sfogo alla mie paranoie, mi domando: “Vuoi vedere che questi fanno finta di azzuffarsi in ossequio alla locuzione latina “divide et impera” (separa e comanda), per la serie facciamo scappare tutti così restiamo solo noi?” Bando ai pensieri malevoli e torniamo ai fatti: dinanzi a cotanto degrado del dibattito politico locale, io per primo, e colgo l’occasione per ringraziare Alberto Abbate, Domenico Delle Curti, Antimo Zarrillo, che hanno accolto il mio appello a intervenire sulla chiusura del diario del sindaco, hanno il dovere di continuare a gridare la loro indignazione fin a quando avranno fiato in gola. Al sindaco, invece, cui sono lontano anni luce per capacità comunicativa e pragmatismo politico-amministrativo, consiglio umilmente di non rinunciare alla sua incisività, immediatezza, determinazione ma di farlo con la dovuta, ragionevole, salutare moderazione. In quanto all’opposizione di derivazione abbatiana, è pietoso affidarsi alle invettive degli aficionados sui social, senza mettere in campo alcuna iniziativa sui problemi, possibilità di sviluppo e crescita socio-culturale della città. E, sempre nell’ottica di un’azione meramente propositiva, ritengo che Dario Abbate dovrebbe prendere atto dell’impossibilità di un’iniziativa forte e comune delle liste che l’hanno appoggiato alle amministrative, cui già Di Lernia ha dato il ben servito e qualcun altro strizza l’occhio a Velardi, vuoi per interessi politici divergenti vuoi per una repentina infatuazione, e rassegnare le dimissioni da consigliere comunale per lasciare il posto ad un’energia, risorsa fresca e vitale qual è Feliciana Iuliano, che per ben 3 volte ha sfiorato l’elezione. Alla Di Lernia che ha già abbandonato il proprio gruppo d’appartenenza e agli altri 2 o 3 che lo faranno a breve, scommettono i bravi bookmakers inglesi, lancio un accorato appello a non infierire un’altra coltellata alla politica, avallando operazioni di puro trasformismo e di potere, ma se proprio costretti a fare le valigie, di sedere da indipendenti sulle stesse sedie e di votare in piena libertà e autonomia in consiglio comunale. Di Pasquale Guerriero (M5S) infine, in cerca di un proscenio per le prossime elezioni politiche e pressato da alcuni amici del movimento per la sua azione incostante e mite, ne incoraggio il nuovo corso propositivo e come il vino, consentitemi la battuta, spero che si affini con il passare del tempo. Sarà mia ignoranza, anche se ho sollevato lo stesso dubbio a qualche a mio amico ed è arrivato alla mia stessa conclusione, ma del video sul compostaggio mi sembra manchi un passaggio. Per dirla con parole semplici, ho capito che il M5S non propone un impianto ma la tecnica del compostaggio di quartiere e prossimità, il che porterà ad una riduzione dei costi della bolletta dei rifiuti. Ma come si attua? Forse come una telenovela, dobbiamo aspettare la prossima puntata? Con la speranza di non avervi tediato troppo, concludo con le splendide parole di due grandi personaggi politici dell’area cattolica e socialista. Giorgio La Pira: “Ogni città racchiude in sé una vocazione e un mistero. Ognuna di esse è nel tempo un’immagine lontana, ma vera, della città eterna. Amatela, quindi, come si ama la casa comune destinata a noi e ai nostri figli. Custoditene le piazze, i giardini, le strade, le scuole; curatene con amore, sempre infiorandoli e illuminandoli, i tabernacoli della Madonna; fate che il volto di questa vostra città sia sempre sereno e pulito. Fate, soprattutto, di essa lo strumento efficace della vostra vita associata. Sentitevi, attraverso di essa, membri di una stessa famiglia; non vi siano tra voi divisioni essenziali che turbino la pace e l’amicizia: ma la pace, l’amicizia, la cristiana fraternità fioriscano in questa città come fiorisce l’ulivo a primavera”. E Sandro Pertini, l’ultimo socialista: «I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo. È con questo animo quindi, giovani, che mi rivolgo a voi: non armate la vostra mano. Armate il vostro animo»