Ieri diversi colleghi titolavano che un altro storico esponente della sinistra marcianisana lasciava il Pd. Non è così, molte volte l’irrefrenabile voglia di fare uno scoop prende il sopravvento sul significato vero delle parole . Il leader marcianisano non abbandona il pd, si è semplicemente “auto congelato”  per lanciare un un monito e un segnale forte agli organismi provinciali del suo partito. E si perché  42 tessere, già accolte dalla commissione provinciale di garanzia  sulle  79 respinte  dalla sezione locale del partito perché avevano sostenuto il candidato avversario a quello del Pd nell’ultima competizione amministrativa , cui potrebbero aggiungersi le tante adesioni on line,  sono un rospo troppo duro da ingoiare. C’è il rischio che chi è stato defenestrato,  entri nuovamente dalla finestra e detti le regole in casa democratica. Una sorta di matrimonio forzato per la causa renziana, che assolutamente non “s’adda fare” . Ho cercato di fare un po’ di chiarezza su questa vicenda, non perché mi intrighi tanto, è il solito film “Nulla di nuovo sotto il sole” sull’ atavica diatriba tra certi signori, che da decenni  proiettano nella sede del Pd in via Santoro a Marcianise, a Capodrise e ad altre realtà, ma perché è funzionale ad un ragionamento che voglio fare con voi.  Il Pd perde iscritti, voti e rischia di regalare il governo del paese alle forze populiste, non  perché dilaniato da uno scontro generazionale tra dinosauri della politica e figli della modernità, da una forte ed eccitante  contrapposizione tra due o più visioni della politica e della società, ma unicamente dall’interesse di un gruppo rispetto ad un altro a detenere il comando  su una sezione e ad avere più peso alle primarie e al congresso. Ed è questo il fallimento principale di Renzi, cui inizialmente guardavo con simpatia e interesse : altro che rottamazione, innovazione della politica , tutto è rimasto tale e quale nelle sezioni di partito e nelle istituzioni.  Renzi , cui riconosco l’unico grande merito della legge sulle unioni civili, s’è voluto improvvisare statista ma non lo è. Lo statista non raffazzona, ha una visione d’insieme dei problemi e  delle potenzialità del paese,  guarda al domani più che all’interesse utile ed immediato, coltiva eventualmente in privato le sue doti di anchorman. Per intenderci, quelli di Moro, Togliatti, De Gasperi erano davvero altri tempi. Eppure e concludo, per il bene del Belpaese mi auguro vivamente che il Pd ritrovi la sua strada perché la dissoluzione dell’unico, grande partito organizzato in Italia non giova a nessuno.