L’altro ieri ho pubblicato un post in cui nutrivo alcune perplessità non riguardo allo strumento delle primarie di domenica prossima , che reputo una splendida, irrepetibile, sana festa della democrazia, ma sulla campagna elettorale dei 3 competitor . Renzi gira in lungo e largo l’ Italia per farsi conoscere e presentare le sue proposte,  come se non avesse mai governato il Belpaese. Sarebbe stato più credibile e utile, a mio modesto  parere, tracciare un bilancio del lavoro compiuto al governo e indicare le cose da fare per ultimare l’opera. Orlando, invece,  preso da amnesia improvvisa, ha rimosso di essere  stato ministro della giustizia con il Fonzie fiorentino e  ha usato toni polemici contro l’ establishment piddino, condannandone soprattutto l’aspetto propagandistico. Al suo posto, avrei fatto un po’ come l’ex banchiere Macron,  che pure è stato ministro dell’economia per 2 anni con il fallimentare Hollande, ma ha avuto la capacità di apparire il nuovo senza rinnegare niente e nessuno. Di Emiliano, infine, ne apprezzo il pathos ma mette troppa carne a cuocere e non riesco a capire quando e come servirà il pasto. Consentitemi ora, a poche ore dal voto, un’altra breve riflessione. Vedo in queste ore a Marcianise e tante altre realtà, posizionamenti improvvisi e strani in vista delle primarie: renziani che divengono emiliani o orlandiani . Cosa è successo? Forse cambiano repentinamente posizione perché hanno compreso la posta in gioco e non si può assolutamente sbagliare: occorre un uomo forte, capace, lungimirante che permetta al suo partito e al Belpaese di affrontare le sfide e le problematiche interne e internazionali, di pianificare interventi e soluzioni concrete a medio e lungo termine, e di assicurare finalmente un po’ di fiducia e serenità ai nostri connazionali. Vorrei tanto cadere in errore, ma non credo che questi pensieri alberghino nell’animo di diversi piddini. Basta dare un ‘occhiata a Marcianise dove il fronte renziano sta subendo alcune defezioni e le carte si sono mescolate. Ad oggi, i  fecondiani votano Renzi, gli Abbate, in nome di una vecchia amicizia, propendono per Orlando  e l’ala di Pinuccio Moretta sposa la candidatura del governatore pugliese Emiliano perché c’è bisogno di più sinistra. Ho sempre affermato che l’amicizia vera sia la più alta e pura forma d’amore, così come mi sono ancora più convinto, dopo le avances  del furbetto Matteo agli elettori e alla persona di Berlusconi, che effettivamente occorra più sinistra. Ma davvero stanno così le cose, sono queste le ragioni alla base delle recenti indicazioni di voto? C’entrano i sentimenti, l’identità del partito e le prospettive politiche o l’ennesima voglia di contarsi? Manzoni direbbe “Ai
posteri l’ardua sentenza”, io dico a “A voi la risposta perché in una realtà non sterminata come la nostra, ci conosciamo tutti e fin troppo bene”.