Caro Sindaco,

sento il dovere di esporre a lei e ai concittadini una vicenda spiacevole e alquanto assurda. Mi riferisco all’opportunità – ahimè, ormai perduta – che era stata offerta alla nostra città: essere il Comune capofila di un progetto pilota per l’intera regione.

Come sa, da oltre un anno, dedico buona parte del mio tempo libero – gratia et amore civitatis – a un progetto finalizzato al recupero e alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico della nostra città. Sin dall’inizio, ho ritenuto indispensabile il dialogo con le associazioni culturali, i professionisti e gli storici locali, con assessori e consiglieri comunali, come dimostrano gli incontri organizzati presso Etnie e la Proloco, oltre che i sopralluoghi e le riunioni presso il Palazzo Monte dei Pegni, la Biblioteca e il Comune. Incontri spesso faticosi, perché – come sa benissimo – non è per nulla facile trovare una sintesi tra posizioni contrastanti, a volte dettate da invidie, gelosie, rancori e, me lo lasci dire, anche idiozie. Ciononostante, con molta pazienza, sono andato avanti accogliendo suggerimenti e consigli da parte di donne e uomini di ‘buona volontà’, di coloro che nel dialogo sanno anteporre il bene comune della nostra città all’ostruzionismo e alle velleità.

Dopo otto mesi di confronti e discussioni, talvolta estenuanti, siamo finalmente riusciti a giungere a una proposta equilibrata che accontentava un po’ tutti. Ma soprattutto, questa sintesi di progetto ha riscosso l’interesse e la partecipazione di scuole, università, Soprintendenza e istituti di ricerca campani. A metà luglio del 2017, presso la sala Giunta del Municipio, alla presenza di consiglieri, assessori e funzionari comunali, oltre che delle rappresentanti dell’Università di Napoli, del CNR di Roma e Napoli (centri di eccellenza), è stato presentato il progetto che – ricordo bene – lei ha accolto con particolare entusiasmo, dichiarandosi disposto a firmare da subito la convenzione con questi enti e far partire il progetto in tempi brevissimi. Del resto, le coperture finanziarie del Comune erano garantite (circa 30.000,00 €), così come lo erano quelle di questi enti di ricerca. Insomma, c’erano tutte le condizioni per un felice esito dell’iniziativa.

Il progetto prevedeva l’istituzione di un Centro Studi ed Esposizioni presso il Palazzo Monte dei Pegni, edificio allora vuoto e senza prospettive concrete. Gli enti di ricerca coinvolti nel progetto si sarebbero occupati dei seguenti servizi:

  • trasporto, riordino, restauro e digitalizzazione (gratis) dell’Archivio storico cittadino, che com’è noto conserva documentazione dal XIV secolo (il tutto con i necessari permessi della Soprintendenza e le coperture assicurative);
  • allestimento degli spazi destinati all’archivio storico, al laboratorio digitale, alle prime collezioni museali, alle riunioni, conferenze, esposizioni, concerti, rassegne cinematografiche e altre attività culturali e didattiche;
  • organizzazione di un grande convegno e pubblicazione del primo volume scientifico sulla storia, cultura e identità del territorio marcianisano;
  • realizzazione di un video-documentario su Marcianise con finalità didattiche e turistiche;
  • elaborazione di nuovi progetti scientifici, in collaborazione con università, soprintendenze ed enti di ricerca, tesi a ottenere ulteriori finanziamenti regionali e nazionali.

Insomma, come ho già evidenziato, si trattava di un progetto pilota di eccellenza, che avrebbe fatto di Marcianise una città modello a livello regionale (ripeto, in parte cofinanziato da questi enti); un progetto che finalmente sarebbe riuscito a far conoscere e valorizzare, oltre i confini del territorio comunale, il nostro patrimonio storico, archeologico e artistico.

Cosa sia successo negli ultimi mesi non mi è ancora chiaro. Proprio ieri ho avuto la conferma che è naufragato tutto, a detta di alcuni, per un «intoppo tecnico». In pratica, il Comune non ha speso entro il 2017 le risorse finanziarie previste per questo progetto: circa 30.000,00 €, cui si aggiungono altri 20.000,00 € per l’acquisto di arredi e attrezzature per l’allestimento degli spazi del Monte dei Pegni; soldi che sono andati ‘in economia’, cioè potrebbero essere, forse, recuperabili col bilancio del 2018, sempre e quando questo sarà approvato. Di conseguenza, sono andate perdute anche le risorse finanziarie che l’università e il CNR avevano messo a disposizione. E di conseguenza sono naufragate anche le collaborazioni con scuole e altri enti coinvolti nel progetto, così come sono andate perdute le opportunità di partecipazione ad altri bandi, regionali e nazionali. In fondo, il concetto è logico, è come una reazione a catena: se il Comune – primo attore – non avvia il progetto, tutto il resto viene a cadere.

Ora, caro Sindaco, io mi chiedo: è mai possibile che lei e la sua giunta, da luglio a dicembre, non abbiate trovato due o tre ore (tanto serviva!) per dedicarvi all’approvazione di questo progetto che tanto vi entusiasmava? Oppure devo sospettare che ci sia altro dietro questa negligenza? Posso anche capire che questa città abbia ben altre priorità, ma allora mi spieghi, per cortesia, tutto questo impegno profuso, con ammirabile zelo, nell’organizzazione di feste e ‘festicciolle’ di tutti i tipi: sagre, cene, concertini, processioni, sfilate, Christmas on the streets e chi più ne ha più ne metta. Non metto in dubbio il fatto che tutti questi eventi ‘usa e getta’ siano apprezzati da molti cittadini, tuttavia, non crede anche lei che sia arrivato il momento di cominciare a costruire qualcosa di più solido, costruttivo ed educativo per questa città? Per esempio, una Biblioteca comunale efficiente, con sale studio ampie e accoglienti per i tantissimi giovani che la frequentano quotidianamente; per esempio, un edificio (il Monte dei Pegni) in cui poter finalmente preservare e far conoscere le memorie storiche, archeologiche e artistiche del nostro territorio; per esempio, un ufficio informagiovani virtuoso, un ufficio turistico e una consulta per le tante associazioni culturali cittadine; ancora, sale per prove teatrali e musicali; ancora, uno spazio con più postazioni Internet; ancora, corsi di lingue straniere e di informatica per le fasce sociali più deboli.

Non posso credere che la sua ‘rivoluzione dolce’ si riduca, sotto il profilo culturale ed educativo, all’organizzazione di eventi occasionali e – mi permetta – alquanto effimeri (circenses), che come noto lasciano il tempo che trovano. Come lei, sono fermamente convinto che questa città meriti ben altro, così come sono certo che lei apprezzerà l’intento costruttivo di questa lettera, che, mi auguro, sarà seguita da una sua risposta. Chiudo con un consiglio appassionato, mosso dalla stima che nutro verso la sua intelligenza: abbia maggior fiducia nei confronti di chi la critica costruttivamente e un po’ meno di chi la idolatra incondizionatamente.

Buona fortuna!

 

Un marcianisano libero

 

Salvatore Marino è professore di Storia medievale e Paleografia presso l’Universitat de Barcelona. Nonostante viva all’estero da circa dieci anni, mantiene la residenza a Marcianise, città in cui torna spesso per motivi affettivi e, fino a un mese fa, anche per motivi professionali