1Caro primo cittadino, ho letto con estremo interesse la sua lettera e mi è parso di capire che Lei sostanzialmente imputa la fine anticipata della sua amministrazione alle contrapposizioni interne alla sua maggioranza, a un certo modo di fare politica più propensa ai favoritismi e a fare voti che a risolvere i problemi reali della gente, una minoranza unicamente protesa alle critiche di parte e senza alcuna proposta di sviluppo per la città. Lei, poi, si assume le responsabilità dei suoi errori senza citare alcuno, e infine consiglia al futuro sindaco di “aspirare seriamente a tale carica, solo se supportato da una coalizione leale, compatta e pronta a servire la città”. Le chiedo venia se non ho interpretato bene e a fondo il senso delle sue parole, ma vorrei cimentarmi in una serie di riflessioni sul suo sofferto e esaustivo ragionamento. Che Lei abbia avuto una maggioranza per nulla coesa e compatta, una classe politica in buona parte più incline al mantenimento della poltrona o alla coltivazione del proprio orticello piuttosto che all’esercizio del ruolo affidatogli dagli elettori, ed una minoranza in larga misura criticona e politicamente ambigua, nulla quaestio. Mi consenta, però di chiederLe, dove era Lei? Un sindaco dal punto di vista politico media, fa da sintesi e cerniera degli interessi e i punti di vista diversi all’interno della sua maggioranza; dal punto di vista amministrativo, poi, quotidianamente passeggia per la città, lancia lo sguardo un po’ qui e un po’ lì, parla con la sua gente e appura dove l’azione amministrativa ha dato i suoi frutti e dove ha le sue falle. Se, ahimè, il bilancio è pesantemente negativo e ogni altro tentativo di invertire il trend equivarrebbe a puro masochismo verso la propria persona e accanimento terapeutico nei riguardi della città, ne prende atto e va a casa, perché come ho più volte sottolineato né il Padre Eterno né il medico hanno stabilito che siamo uomini per tutte le stagioni. Caro sindaco, e concludo, anche in ragione delle calunnie che avrebbe ricevuto la sua famiglia e per le quali Le esprimo la mia franca e convinta solidarietà, la politica non ha bisogno di martiri da santificare, a mio modesto parere, ma di uomini in carne ed ossa che si misurano coi propri limiti, i problemi, le difficoltà della città e pronti a lasciare in qualsiasi momento, se il loro agire non è condiviso dalla quasi totalità degli altri governanti, produce danni alla comunità e a se stessi. In attesa di una sua risposta, le porgo cordiali saluti.
Qui di seguito, in versione integrale, la lettera dell’ex sindaco Antonio De Angelis.
“Cari concittadini, La congiura di palazzo è stata ordita ed i franchi tiratori ballano su un cadavere che non è il mio, ma quello di una Marcianise tradita dai suoi stessi figli. Alle ore 17 del 26 ottobre mi ero già dimesso, informando il Prefetto della mia irrevocabile decisione: non ho aspettato le pugnalate annunciate, che pure sono arrivate, e li ho preceduti. Non ero un sindaco adatto alle esigenze di una maggioranza fasulla e poco coesa, perché non sono mai stato pronto a rinnegare la lealtà verso di voi per entrare all’interno di una macchina utile solo a fare voti. Sono troppi coloro che, intendendo la politica come il luogo dei favoritismi, si candidano, sperando unicamente di riceverne vantaggi personali, pronti a scendere a patti con la propria coscienza ed a rinnegare i propri valori. Questo modo di fare non mi appartiene, né mi apparterrà mai. E’ stato un biennio difficile, in cui anche la mia famiglia ha pagato le scelte di coerenza che ho compiuto. Più provavo a credere in un cambiamento concreto, più subivo attacchi di ogni tipo. Hanno alluso ad interessi personali e calunniato i miei cari: eppure, a testa alta, posso affermare,come poi s’è dimostrato nel tempo, che nessuna di quelle asserzioni rispondeva e risponde al vero. Nessuno si è mai preoccupato di smentire nulla e, per il ruolo che ricoprivo, anche io ho preferito non intraprendere polemiche, utili esclusivamente a distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi reali che i politicanti di turno non avevano alcuna intenzione di risolvere. Lo scopo era quello di dimostrare che ero come loro, con i loro stessi interessi. Ora sono un libero cittadino e non consentirò più ad alcuno di provare a danneggiare la mia immagine ed il buon nome di tutta la mia famiglia. Ho forse peccato di troppa ingenuità nel ritenere che la condivisione di obiettivi concreti, la fiducia concessa dagli elettori, l’amore per la propria terra, potessero essere motore e collante di una squadra che speravo volesse operare per il bene comune. Invece ancora lo scorso luglio alcuni consiglieri provavano a “trattare” l’approvazione dell’Imu, ed alla fine preferivano disertare la relativa assise, provocando un grave danno ai servizi per il cittadino. Anche il voto sul bilancio, tanto sofferto, è stata l’ennesima dimostrazione del disinteresse di molti per Marcianise. I problemi del resto, si erano palesati fin dall’inizio. Nessuno avrà dimenticatoil primo Consiglio Comunale, quando, all’atto dell’insediamento, si offrì uno squallido spettacolo per l’elezione del Presidente. Molti ricorderanno anchela tanto osteggiata Giunta Tecnica, composta da persone qualificate e competenti. La “mia” maggioranza rallentava e non trovava la quadra. Rimasero esclusi esponenti della vecchia politica, che non mi hanno mai perdonato “l’affronto subito”e bramosi di potere, alla lunga, si sono vendicati. In tutte queste ed in altre occasioni, intrise di veleno, ho creduto che ogni cambiamento avesse bisogno di tempo e che avremmo solo dovuto lavorare di più per amalgamare meglio la squadra. Ho dovuto invece amaramente scoprire che non puoi rendere quadro, chi nasce tondo. Sono stato bloccato e respinto dalla vecchia politica, quella che pretendevo di sconfiggere. Eppure sono certo che gli sforzi profusi non sono stati vani: la città saprà fare le proprie valutazioni, dal momento che ben conosce i nomi, i volti, la storia e la fama di ognuno di noi. In due anni la coalizione che affermava di sostenermi si è caratterizzata solo per litigi, beghe interne. Ho cercato: di coordinare la molteplicità dei settori comunali, cuore pulsante della città; di riaprire la piscina; di concludere l’acquisizione dell’ex canapificio da destinare alla costruzione del Palazzetto dello Sport; di riqualificare strade; diapprovare il Puc; dirivitalizzare il velodromo “A. Capone”; di realizzare l’Interporto; e di portare avanti numerosi altri progetti concreti di rilancio. Non tutti valutavano davvero nel merito ognuna di tali questioni, giudicandole invece per il vantaggio che potevano trarne. Da qui la stasi, l’ingessatura. Nemmeno la minoranza ha mai contribuito alla realizzazione di progetti di sviluppo per la città, tutta protesa in critiche di parte e che poco avevano di costruttivo: avrebbe potuto invece essere propositiva e, pur nel rispetto del proprio ruolo, dare un contributo reale e concreto non a me, ma a Marcianise. Ho commesso i miei errori e me ne assumo tutta la responsabilità, ma sfido chiunque a provare a combattere per un intero biennio al fine di affermare che fare politica significa servire e non essere serviti. Con un gesto da irresponsabili, i congiurati hanno preferito aprire le porte all’ennesimo commissariamento. Era molto più semplice lavarsi le mani del danno che si era contribuito in larga parte a generare: l’Ente,infatti, attraversa un momento critico che non consentirà, almeno fino a giugno di poter disporre di risorse economiche . Ho voluto provare a portare a Marcianise quel cambiamento che avevo promesso ai miei unici referenti, voi marcianisani, e che, seppure tra molte difficoltà, avevo avviato. Ne sono un esempio: l’azzeramento della Tasi; la costituzione di un Ambito sociale, l’istituzione del distaccamento permanente dei vigili del fuoco; la rimodulazione, oggi in fase attuativa, delle disposizioni in materia di ecologia, finalizzata a raggiungere una raccolta differenziata sempre più di qualità che possa consentire in futuro risparmi considerevoli per il cittadino; il regolamento per l’installazione dei dehors, primo passo di un articolato piano di rilancio del commercio locale; il progetto di rivitalizzazione delle piazzette; l’alta attenzione riservata ad opere strategiche quali l’avvio della bonifica della discarica di S. Veneranda; l’aggiornamento dei piani di protezione civile, con la realizzazione di un sistema informatico in grado di migliorare la comunicazione tra i cittadini ed il gruppo dei volontari. Per riuscire in tutto ciò, ho lavorato strenuamente, trascurando i miei affetti e la mia professione, cercando di rendere agile una macchina amministrativa in cui l’ordinario diventa straordinario, aiutato da quanti hanno collaborato con me, senza risparmiarsi ed alle volte impegnandosi anche per colmare i vuoti lasciati da altri poco zelanti. A loro va il mio ringraziamento. Certo l’insana congiura avrà le sue conseguenze sulla città. Mi auguro che almeno si riprenda con urgenza il discorso sull’Interporto avviato con il Prefetto di Caserta, che avrei dovuto incontrare lo scorso giovedì, per cercare di sbloccare la maggiore opportunità di sviluppo e di occupazione del territorio, oltre che per dare risposte alla disperazione degli operai; così come auspico che prosegua l’iter per l’approvazione del già redatto Regolamento per l’installazione delle antenne telefoniche, che continuavano a spuntare come funghi nei pressi delle nostre abitazioni. Anche in tal caso, l’improvvisa interruzione del mandato ha bloccato tutto. Torno alla mia vita di sempre, conscio di aver fatto il mio dovere ed orgoglioso di aver potuto rappresentare la parte più bella della mia terra, voi, miei concittadini, in grandissima parte, onesti, lavoratori, innamorati di Marcianise come me e pronti, silenziosamente e volontariamente, a contribuire alla sua crescita. A voi la responsabilitàdi cambiare rotta attraverso un voto pulito e disinteressato, di smantellare quindi i meccanismi di quanti vivono di politica e di scegliere una squadra seria, affidabile, animata dal proposito di rinnovare e di migliorare la nostra città. Alla luce della mia breve esperienza, al futuro candidato Sindaco, posso unicamente suggerire di aspirare seriamente a tale carica, solo se supportato da una coalizione leale, compatta e pronta a servire la città. A questo punto non mi rimane che chiedere scusa a tutti i miei elettori, a coloro che hanno creduto insieme a me in quel progetto “Io ci credo”, che tanto ci ha entusiasmato e che purtroppo si è rivelato un’utopia” .