micheleCari tifosi, supporter degni di questa accezione, esimi politologi ed esperti di comunicazione, è da un po’ che me ne sto buono nel mio cantuccio di libero pensatore e pescatore di idee, che dà spazio a tutti e non disdegna ogni tanto di lanciare qualche frecciatina ad una classe politica in larga parte intenta alla caciara piuttosto che al confronto accesso ma costruttivo, alla ricerca spasmodica dello slogan ad effetto più che alla elaborazione di proposte concrete compatibili con la situazione finanziaria del comune, a compiere piroette retoriche di autocelebrazione invece di partire e arrivare alla città. È una scelta sofferta ma necessaria, 2a causa di diversi impegni personali e professionali più che per la premonitrice sensazione di una squallida campagna elettorale, come ho avuto modo di spiegare ai tanti politicanti di mestiere e neofiti che hanno avuto la cortese premura di offrirmi una candidatura, un incarico tecnico e chi più ne ha più ne metta. Chiarite le ragioni del mio mancato impegno diretto nell’attuale competizione elettorale, ci terrei in questo preciso istante senza urtare la suscettibilità di big e tifoserie, ad esprimere la convinzione che ho maturato prestando attenzione ai programmi, alle iniziative politiche, agli atteggiamenti e alle risposte rilasciate nel corso di interviste e confronti. Il primo dato che, a mio modesto parere, emerge inequivocabilmente, è che Antonello Velardi, sul piano strategico-comunicativo, è stato un gigante tra i nani: un paio di mesi prima della campagna elettorale ha lavorato alacremente per assicurarsi il sostegno dell’intellighenzia e di quel ceto medio-alto che, come insegna la storia, è motore e propulsore di ogni cambiamento. Egli poi, in piena campagna elettorale, ha avuto la capacità, più unica che rara, di pianificare e presentare una proposta politico-programmatica che segnasse una svolta culturale nella città senza tralasciare i bisogni e le esigenze più immediate e
sentite dai ceti popolari, dettando i temi, i tempi e addirittura i luoghi di dibattito e confronto politico. Ultimo, ma non meno importante, ha costituito una coalizione con 4 liste civiche, per lo più vicine alle sue posizioni, i Laburisti e due solo partiti organizzati sul territorio (Pd e Centro democratico) per presentare agli elettori un progetto politico che assicuri governabilità. Per una valutazione sui contenuti, invece, devo necessariamente svestirmi dei panni del commentatore politico perché, come ho già anticipato in diverse occasioni ai diversi attori e fan di questa battaglia, pardon, farsa elettorale, con il signor Velardi prima della campagna elettorale mi sono incontrato più volte e senza fare mimino accenno a incarichi dorati o regalie di vario genere, abbiamo unicamente discusso nella massima franchezza e rispetto delle reciproche posizioni di Marcianise, dalle strade, dagli spazi verdi, dalle politiche sociali agli investimenti in opere ed infrastrutture per renderla moderna, efficiente, giusta. A me, la sua Marcianise piace perché sfugge dall’abbraccio asfissiante di un “comodo” passato e volge lo sguardo ad un futuro di ambiziosi traguardi, eccitanti sfide senza lasciare nessuno indietro. Io, per essere chiari e non prestare il fianco a gratuite strumentalizzazioni, non sto con Velardi, cui non ho fatto sconti durante il nostro confronto sui programmi, sulla composizione delle liste, sulla conduzione della campagna elettorale e mai né farò in seguito con la formazione della squadra di governo o con l’azione amministrativa, ma con la sua idea compiuta e moderna di città. La presenza, inoltre, nella sua coalizione di formazioni come “Marcianise Terra di idee”, finestra sul mondo che cambia, officina di idee e fabbrica di operai culturali e sociali, è particolarmente rassicurante. Scelgo il progetto di Velardi, infine, anche in ragione del fatto che nelle altre proposte in campo, pur rispettabilissime, ho visto a torto o a ragione, in qualche caso continuità acritica col passato e messaggi confusi, in un altro l’apprezzabile tentativo senza esito positivo di andare oltre una certa impostazione dogmatica-moralistica e nell’ultimo caso un gruppo fresco e competente ma che ha corso in unica direzione come un cocchio coi paraocchi. Non voglio tediarvi ulteriormente, ma prima di congedarmi e lasciarvi a cose più piacevoliglorioso, mi corre l’obbligo di dedicare un pensiero al mio caro, stimato amico Giuseppe Glorioso impegnato nella difficile contesa elettorale a Capodrise: “Caro Peppe, come già pubblicamente dichiarato in altre circostanze, sei tra i pochi fiori che crescono nel deserto perché coniughi passione, competenza e vicinanza continua e disinteressata ai bisogni dei tuoi concittadini. Mi auguro dal profondo dal cuore che i capodrisani abbiano avuto durante questa competizione elettorale la possibilità di conoscerti, apprezzarti e di cogliere in te l’unica, vera, concreta possibilità di cambiamento. Con te ne son certo, e me ne hai dato prova durante la tua esperienza da consigliere comunale, la città finalmente volterebbe pagina perché sarebbe ristabilito il primato della politica sugli interessi dei soliti noti e si sprigionerebbero le tante, belle, forti energie vitali della città per ridare a Capodrise il ruolo che merita”. Chiudo e stavolta lo dico sul serio, con l’auspicio che il 5 giugno tutti vadano a votare chi ritengono opportuno e lo facciano alla luce del sole senza nascondersi dietro i soliti alibi del rapporto lavorativo, amicale, familiare e di altro genere perché Marcianise e Capodrise, città meravigliose a livello di risorse e potenzialità, ma attualmente in avanzato stato comatoso, non possono più aspettare. Buon voto a tutti!