AL VIA LA SESTA EDIZIONE DEL CLEBBIONATO MARCIANISANO LE ASSOCIAZIONI SEMPRE VIVE PER LA CITTA’

clebAl via la sesta edizione del Clebbionato: il torneo delle associazioni più famoso della provincia di Caserta.
13 associazioni, 156 partecipanti e tanta voglia di divertirsi e fare beneficenza.
Giunto alla sua sesta edizione, il Clebbionato (che prende il nome dagli storici Cleb di Marcianise) è, non solo il torneo più seguito e atteso sul territorio cittadino, ma non ha fine di lucro.
Le tredici associazioni partecipanti,

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Dal 7 al 29 maggio, l’evento sportivo itinerante a Macerata, Portico, Santa Maria C.V., Casapulla, San Nicola e San Marco E.

fotoComunicato stampa-Sei associazioni, sette discipline, quattrocento atleti in gara. Sono questi i numeri di “Maggio Olimpico”, l’evento sportivo in programma dal 7 al 29 maggio, nato attraverso il lavoro in rete di sei associazioni che operano sul territorio della Provincia di Caserta: “Giovane Città – Macerata Campania”, “Aria Nuova 3.0” di Portico di Caserta, “Città Giovane” di Santa Maria Capua Vetere, “Way – We Are Young” di Casapulla, “Ammuina” di San Marco Evangelista e “CittAttiva” di San Nicola la Strada.
Per tutto il mese di maggio, ogni associazione diventerà promotrice di una disciplina e per un giorno ne ospiterà le competizioni, a cui parteciperanno gli atleti delle altre associazioni. Ai nastri di partenza, il 7 maggio

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«UN CANESTRO PER UNICEF», AL PALAMAGGIÒ SCENDE IN CAMPO LA SOLIDARIETÀ

piacentiIl 9 aprile, alle 10, al palazzetto dello sport di Castel Morrone, triangolare di basket a sostegno della campagna dell’Unicef #tuttigiùperterra

Conduce Dino Piacenti. Diretta radio su Crc Targato Italia.
Presenti, tra gli altri, il direttore generale Unicef Italia Paolo Rozera, l’attore Enrico Lo Verso, i comici di Made in Sud, il cast di Gramigna/KlanMovie, tantissime autorità istituzionali e 21 sindaci della provincia

CASTEL MORRONE [Caserta]. La solidarietà con il sorriso. Il 9 aprile, alle 10, il PalaMaggiò di Castel Morrone ospiterà «Un canestro per Unicef», triangolare di basket a sostegno della campagna dell’Unicef #tuttigiùperterra per ricordare i bambini migranti morti in mare. Si sfideranno «all’ultimo canestro» gli «Amici di Unicef Italia, i comici del programma televisivo di Rai 2 «Made in Sud» e il cast del film «Gramigna», prodotto da «KlanMovie». La manifestazione, nata da un’idea di Emilia Narciso di Unicef Caserta, sarà condotta da Dino Piacenti e trasmessa in diretta radiofonica da CRC Targato Italia. Il commento sportivo sarà affidato a Giovanni Bocciero e a Sergio Donadoni, cestista vincitore nel 1991 dello scudetto con la Juve Caserta. Poiché tutti i professionisti hanno scelto di lavorare a titolo gratuito, l’intero l’incasso sarà devoluto alla campagna Unicef «Bambini in pericolo». Unicef Italia sarà rappresentata dal direttore generale Paolo Rozera, da Chiara Ricci, responsabile dell’Area volontari e programmi, e dai tantissimi volontari, la vera forza dell’organizzazione, senza i quali la manifestazione non si sarebbero potuta svolgere. «Un canestro per Unicef» è patrocinata dalla Provincia di Caserta e da «Suncreacultura» della Seconda università degli Studi di Napoli, ha come partner tecnico e prezioso compagno di viaggio la Pallacanestro «San Michele» di Maddaloni e il sostegno degli istituti scolastici «Cimarosa» di Aversa, «Gaglione» di Capodrise e «Giordani» di Caserta. Gli studenti animeranno una cerimonia di inizio che si preannuncia emozionante, simulando le onde del mare, quel mare che inghiotte vittime innocenti, e delle barche, metafora di salvezza e di speranza. Con i ragazzi, anche una delegazione della Marina militare e della Capitaneria di porto di Napoli e la Fanfare dei bersaglieri della brigata «Garibaldi» di Caserta, che intonerà l’inno d’Italia. Alcuni dei nomi, ma solo alcuni, degli «atleti» che scenderanno in campo: per l’Unicef, il direttore Rozera, i magistrati Giovanni Conzo e Nicola Graziano, il docente Sun Emilio Tucci e l’attore e regista Pierluigi Tortora. Per «Made in Sud», Mimmo Manfredi dei «Ditelo voi», Oreste Ciccariello dei «Malincomici, il duo Tony Matranga e Emanuele Minafò, Mino Abbacuccio «il tatuatore». Per «Gramigna», oltre al regista Sebastiano Rizzo e a Luigi Di Cicco (che ha ispirato il film), gli attori Enrico Lo Verso, Gianni Ferreri, Antonio Rinaldi, Gianluca Di Gennaro, Ciro Petrone, Gennaro Santoro, Roberto Caccioppoli, Luigi Bignone e Massimo Mahieux. Hanno confermato la loro presenza, tra gli altri, il presidente della provincia Angelo Di Costanzo, il rettore della Sun Giuseppe Paolisso, il viceprefetto di Caserta, Stefano Italiano, il questore di Caserta, Francesco Messina, il presidente tribunale Napoli Nord Elisabetta Garzo, il comandante provinciale dei vigili del fuoco Rosa D’Eliseo e l’ammiraglio Arturo Faraone, Direttore marittimo della Campania e comandante del porto di Napoli.

Caserta, 8 aprile 2016

Grazie per l’ospitalità

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Cortesia di Claudio Lombardi e di Antonio Salvati
Con Roberta Gravina

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Ricevo e pubblico volentieri “Questo calcio non mi piace. Ricordo di questa giornata 30 anni fa” di Franco Agrippa

Questo calcio non mi piace.

Non sono mai stato tifoso della Juventus, e mai lo sarò, anche se da sportivo, ho assistito a ben tre finali della Champion’s League o Coppa dei Campioni come si chiamava all’epoca. Purtroppo, nei tre incontri ai quali ho partecipato come spettatore, erano impegnate squadre italiane, ma non il mio Napoli, quello di Diego Armando Maradona, che ho seguito ovunque. La prima esperienza con la Coppa dei Campioni fu ad Atene, dove nello stadio Olimpico, il 25 maggio del 1983, il tedesco Felix Magath, con un tiro dal limite dell’area  rigore, beffò il portiere della Nazionale italiana, Dino Zoff, facendo vincere l’ambita coppa dei Campioni all’Amburgo, contro la Juve di Gentile, Cabrini, Tardelli e Pablito Rossi, che godeva del favore del pronostico. La seconda volta, l’anno dopo, fu la volta della Roma  di Falcao, che ebbe l’opportunità di giocarsi la finale in casa, il 30 maggio del 1984, contro gli inglesi del Liverpool. Una partita che finì ai rigori e che il calciatore simbolo della Roma, Paulo Roberto Falcao, si rifiutò  di tirare. La Roma perse la coppa. Infine, il 29 maggio del 1985 mi recai a Buxelles per assistere alla finale in cui era impegnata, ancora una volta, una squadra italiana, la Juventus che era arrivata in finale per affrontare la vincitrice della coppa dell’anno precedente contro la Roma, il Liverpool. E’ stata, probabilmente, la più brutta esperienza della mia vita. Prima di entrare all’Heisel ebbi modo di vedere le centinaia di tifosi inglesi, i cosiddetti hooligans, tutti ubriachi,  che da ore bivaccavano intorno allo stadio. Fortunatamente ero nella tribuna centrale e mentre attendevamo l’inizio della partita, si vedevano strani movimenti nella curva alla mia sinistra. Un settore che, stranamente, era occupato da una tifoseria mista. Si intravedevano le bandiere bianconere ed i simboli del Liverpool. Con il passare del tempo, in quella curva si vedevano degli strani movimenti e persone che si assiepavano sempre di più al limite sinistro del settore. All’improvviso, accompagnato da un boato del pubblico, vidi crollare un muretto di contenimento e tanta gente cadere giù. Seguirono le fasi concitate, con l’ingresso in campo di soccorritori, gente che si avvicinava alla curva e, correndo, tornava indietro. Fino a quando iniziò la passerella dei calciatori della Juventus  che si recavano a turno nella curva opposta,  occupata interamente dai tifosi bianconeri. Scirea, Tardelli, Cabrini, fino alla stella Platinì, che tentavano di parlare con i loro tifosi. Sulla tribuna dove ero non si capiva cosa stesse accadendo. Si parlava di qualche vittima dovuta alla caduta del muro in curva.  Un morto, forse due. Intanto, il tempo passava e la partita non iniziava e in campo si schierarono le guardie a cavallo. Da diverse ore sugli spalti, il servizio d’ordine non  concesse a noi sulla tribuna centrale di muoverci  da lì. Nemmeno per andare in bagno, i cui locali erano al di sotto della tribuna. Qualcuno che era riuscito a superare lo sbarramento e al ritorno parlava di decine di morti in fila, deposti proprio nei locali sottostanti la tribuna. Dopo tanta attesa, alla ricerca di qualche notizia, iniziò la partita con un ritardo di diverse ore. Io, preoccupato per le notizie che arrivavano, la partita non l’ho vista. Ricordo solo  il rigore trasformato da Michel Platini e la sua esultanza. L’esultanza di tutta la Juventus. Che tristezza! Alle due di notte, ci fecero uscire dallo stadio, in fila passando tra due ali di poliziotti fino ai pullman. I torpedoni ci condussero direttamente all’aeroporto dove alle sei ci imbarcarono sull’aereo per Napoli. Ricordo quello strano silenzio, nessuno riusciva a parlare. Tornai a casa intorno alle undici e mi sorprese la gioia dei miei familiari quando mi videro. Da allora non sono andato più in uno stadio. Solo da qualche anno, con la rinascita del mio Napoli, ho incominciato a seguire nuovamente il calcio, ma non sono andato più in uno stadio. Se questo è il calcio a me non piace.