Misero teatro

foto-teatro1_2Ogni giorno qualcuno sale sul palcoscenico e recita la sua parte:
l’imprenditore che non ha il coraggio di guardarsi dentro, di stare con se stesso, e perciò sceglie di essere la ghiotta preda della frenesia;
i due coniugi che, per reverenza all’avanzata età, giudizio degli altri e alla carriera, rivivono i ruoli di Giulietta e Romeo;
coloro che, dinanzi alla solitudine, barrano gli occhi, fanno un passo indietro, si girano e proseguono mano nella mano;
l’essere che indosserà un’altra veste per soffocare la sua naturale sessualità;
chi sbandiera con sorriso smagliante il vessillo della bontà, generosità e disponibilità, per celare l’incapacità di amarsi;

gli amorevoli genitori che cercano nei loro figli il riscatto del loro fallimento;
L’interpretazione è sovente impeccabile ma, inesorabilmente, il sipario calerà e con sé porterà via anche l’unica possibilità di vivere la propria vita.

Tratto da Incontri

poesie, pensieri, riflessioni, aforismi

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PRIMO MAGGIO AL MONUMAENTO ( racconto di Alessandro Tartaglione)

Erano passate le 4 del pomeriggio in quell’interminabile primo di maggio. L’aria fuori era buona ed il sole si presentava, sin dal mattino, timido ma a tratti vigoroso e, quindi, efficace. Le Boca avevano vomitato già seimila e rotti biglietti, ma la gente continuava imperterrita ad entrare perché la festa del lavoro va onorata così, come Dio comanda, sin dalla notte dei tempi moderni. Il flusso ininterrotto di gitanti si presentava come un fiume umano e nulla li avrebbe fermati, nemmeno quel mostro di fila che si presentava spaventoso agli impavidi amanti dell’uscita primaverile. La frittatina con i maccheroni c’era, la peroni ammacchiata tra le bottigline dell’acqua pure ed il rosso del super santos si esibiva come un trofeo da mostrare orgogliosamente a chiunque. Fu allora che mi si avvicinò una coppia sui trenta abbondanti. Lei aveva i tacchi altissimi ed il posteriore che sfidava i suoi jeans sofferenti. Lui gli occhi lucidi tipico di chi ha onorato la tavola lucullianamente. Alza l’indice e si dichiara: “Scusato, ma pe trasire dinto al monumAEnto si paca?”. La mia risposta era già bella e collaudata e stava per essere proferita con l’automatismo ed il sorriso proprio di chi dopo 7 ore filate di lavoro vorrebbe solo riabbracciare il cuscino da cui alle 6.30 di quella mattina aveva dovuto forzatamente staccarsi. Ma qualcosa mi fermò anche se non me ne rendetti conto subito. Solo dopo uno sbandamento iniziale mi ricordai di quel micidiale “AE” che mi aveva provocato un’apnea lunga ed inaspettata. Due misere lettere capaci di liberare miliardi di particelle che mi si presentarono sotto forma gassosa bruciandomi letteralmente tutti o quasi i chemocettori dell’apparato olfattivo. Una mistura micidiale fatta di dosi massicce di tavernello aggiustato con fosfati, birra da discount evaporata e braciate miste primaverili con finale di “carcioffola arrustuta”. Un colpo basso da pugile esperto che mi stava mandando al tappeto proprio quando intravedevo una piccola lucina in fondo al tunnel, alla fine di questa benedetta giornata di lavoro. Solo quando i sensi ricominciarono pian piano a riattivarsi, come dopo una prolungata nuotata sott’acqua, riuscii ad indicare chi mi stava affianco e sillabare affannosamente: “Par-li-con-la-mia-col-le-ga….”

 

Nessuno si salva

Di “Nessuno si salva da solo”, incentrato su una storia d’amore, significativo il titolo, sublimi a tratti estasianti le musiche, buone la fotografia e l’ambientazione, poco o nulla eccetto per due scene ( l’incontro con Vecchioni e consorte, la fame della protagonista dopo l’ultimo appuntamento con Scamarcio) ha della magia, attesa, strazio e intensità dell’amore. Peccato che non sia stato sviluppato bene perché a partire dalla trama, a mio modesto parere, aveva tutti gli ingredienti per un gran bel film.