Scoprirsi

SCOPRIRSI
Dopo una fatica che pochissimi avrebbero sopportato, finalmente la montagna che oscurava l’orizzonte è venuta giù.
Adesso sarebbe da sciocchi non godersi il caldo e il profumo di quei bei campi di fiori prima avvolti dal buio.

 

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IL MARE IMMAGINARIO

Tu dietro di me,

in un giorno cupo mentre camminavamo sulla sabbia,

posasti la mano sulla mia spalla e sussurrasti: “Guarda, ascolta, il rumore delle onde è tuo”.

Mi voltai e, guardandoti negli occhi, ti dissi: “Né vedo né sento il mare, purtroppo, ma continuiamo a passeggiare”.

Per sei anni, poi, con ostinata dolcezza e dedizione, hai cercato di mostrarmi il mare dinanzi a noi ma io, rammaricato, non l’ho mai scorto.
Oggi mi dici che il mare non c’è mai stato e in riva al fiume ove ti avevo invitato, vai di nascosto con altri.

Tratto da Incontri

poesie, pensieri, riflessioni, aforismi

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Suggerimenti di lettura (Rosario Tardi)

Un caloroso saluto a tutti. Volevo segnalare la lettura di alcuni libri del mio Autore preferito: Alessandro Baricco. In quasi tutti i suoi romanzi ci sono personaggi fantasiosi che perseguono obiettivi che nella realtà nessun essere umano razionale si sognerebbe mai di raggiungere. Dei veri e propri utopisti, sognatori ad occhi aperti e per questo speciali, mai banali, fuori dagli schemi e sopra le righe. Lo stile è ricercato, a volte sofisticato, ma sempre certosino e calibrato. Le sue storie ti portano via dalla noia della realtà, dalla prevedibilità del vivere quotidiano, dalla stanchezza dell’essere presente a tutto ciò che non ti piace. Ecco perché secondo me Alessandro Baricco è uno dei massimi esponenti delle Letteratura Contemporanea. Libri consigliati da leggere: Novecento – Mr. Gwyn – Oceano mare – Seta – Questa storia – Smith & Wesson. Grazie all’autore di questo Blog per l’opportunità. Un abbraccio a tutti.

Misero teatro

foto-teatro1_2Ogni giorno qualcuno sale sul palcoscenico e recita la sua parte:
l’imprenditore che non ha il coraggio di guardarsi dentro, di stare con se stesso, e perciò sceglie di essere la ghiotta preda della frenesia;
i due coniugi che, per reverenza all’avanzata età, giudizio degli altri e alla carriera, rivivono i ruoli di Giulietta e Romeo;
coloro che, dinanzi alla solitudine, barrano gli occhi, fanno un passo indietro, si girano e proseguono mano nella mano;
l’essere che indosserà un’altra veste per soffocare la sua naturale sessualità;
chi sbandiera con sorriso smagliante il vessillo della bontà, generosità e disponibilità, per celare l’incapacità di amarsi;

gli amorevoli genitori che cercano nei loro figli il riscatto del loro fallimento;
L’interpretazione è sovente impeccabile ma, inesorabilmente, il sipario calerà e con sé porterà via anche l’unica possibilità di vivere la propria vita.

Tratto da Incontri

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PRIMO MAGGIO AL MONUMAENTO ( racconto di Alessandro Tartaglione)

Erano passate le 4 del pomeriggio in quell’interminabile primo di maggio. L’aria fuori era buona ed il sole si presentava, sin dal mattino, timido ma a tratti vigoroso e, quindi, efficace. Le Boca avevano vomitato già seimila e rotti biglietti, ma la gente continuava imperterrita ad entrare perché la festa del lavoro va onorata così, come Dio comanda, sin dalla notte dei tempi moderni. Il flusso ininterrotto di gitanti si presentava come un fiume umano e nulla li avrebbe fermati, nemmeno quel mostro di fila che si presentava spaventoso agli impavidi amanti dell’uscita primaverile. La frittatina con i maccheroni c’era, la peroni ammacchiata tra le bottigline dell’acqua pure ed il rosso del super santos si esibiva come un trofeo da mostrare orgogliosamente a chiunque. Fu allora che mi si avvicinò una coppia sui trenta abbondanti. Lei aveva i tacchi altissimi ed il posteriore che sfidava i suoi jeans sofferenti. Lui gli occhi lucidi tipico di chi ha onorato la tavola lucullianamente. Alza l’indice e si dichiara: “Scusato, ma pe trasire dinto al monumAEnto si paca?”. La mia risposta era già bella e collaudata e stava per essere proferita con l’automatismo ed il sorriso proprio di chi dopo 7 ore filate di lavoro vorrebbe solo riabbracciare il cuscino da cui alle 6.30 di quella mattina aveva dovuto forzatamente staccarsi. Ma qualcosa mi fermò anche se non me ne rendetti conto subito. Solo dopo uno sbandamento iniziale mi ricordai di quel micidiale “AE” che mi aveva provocato un’apnea lunga ed inaspettata. Due misere lettere capaci di liberare miliardi di particelle che mi si presentarono sotto forma gassosa bruciandomi letteralmente tutti o quasi i chemocettori dell’apparato olfattivo. Una mistura micidiale fatta di dosi massicce di tavernello aggiustato con fosfati, birra da discount evaporata e braciate miste primaverili con finale di “carcioffola arrustuta”. Un colpo basso da pugile esperto che mi stava mandando al tappeto proprio quando intravedevo una piccola lucina in fondo al tunnel, alla fine di questa benedetta giornata di lavoro. Solo quando i sensi ricominciarono pian piano a riattivarsi, come dopo una prolungata nuotata sott’acqua, riuscii ad indicare chi mi stava affianco e sillabare affannosamente: “Par-li-con-la-mia-col-le-ga….”