0301_alexis-tsipras_1260Nelle ultime settimane, sull’onda dell’emozionante vicenda greca, qualcuno ha scoperto, altri hanno rispolverato, altri ancora hanno riconsiderato il concetto di democrazia. Addirittura c’è stato chi, ha risuscitato l’ateniese Pericle per dare sfoggio di democrazia. Ben venga tutto questo, ma sarebbe cosa buona e giusta se quotidianamente ci ricordassimo di vivere in un sistema democratico con annessi diritti e doveri. Non so a quali considerazioni sono addivenuti questi signori che per giorni e giorni hanno compiuto uno “studio matto e disperato” sui sistemi politici, per me la democrazia è attualmente l’unica forma di governo non perfetta a causa di numerosi condizionamenti socio-economico, ma l’unica praticabile in cui è il popolo a determinare nel bene e nel male le sorti di una nazione. Un vero leader, non chi si improvvisa tale lo sa bene e attraverso l’azione politica nella migliore delle ipotesi o tramite opera di marketing elettorale, giochi di prestigio, culto della personalità cerca di conquistarsi il favore del popolo. Chi certamente non ha bisogno di lezione di democrazia è il primo ministro Alexis Tsipras.  Vi confesso che fino a qualche settimana fa, nutrivo qualche dubbio sulla sua figura perché appariva ai miei occhi come un inconcludente e rovinoso difensore della politica sciala popolo, adottata per decenni non solo dalla Grecia ma anche dall’Italia (non dimentichiamo che siamo entrati in Europa in extremis grazie all’ Eurotax) e altri paesi. Ci ha pensato, però, l’ex premier Massimo D’Alema a fugare ogni mio dubbio. “Abbiamo dato 250 miliardi di euro alla Grecia- ha dichiarato D’Alema in un’intervista che sta spopolando in rete – non per le pensioni dei greci, ma per pagare gli interessi alle banche tedesche, francesi e molto parzialmente a quelle italiane. Questo denaro fa un giro, ma i greci non ne sentono neanche l’odore”. Tsipras, dunque, stretto nella morsa della Troika e della sofferenza del suo popolo, ha indetto un referendum che, in ogni caso, gli avrebbe assicurato la vittoria. Ha vinto il NO con il 61%, ma anche un testa a testa, così come è accaduto per il referendum sull’indipendenza della Scozia, avrebbe costretto comunque l’Europa a tenerne debitamente conto. Sempre il popolo, anche se indirettamente, ha sbrogliato l’intricata matassa della De Luca’s Story.
La sospensione di De Luca, dice tra le altre cose, il presidente della I sezione civile, Gabriele Cioffi, «non può tradursi in una abnorme revoca delle elezioni o in una estemporanea rottamazione degli organi della Regione, vanificando il ‘munus’ degli eletti, primo tra tutti il presidente e la stessa volontà popolare» con «conseguenze sovversive di una democrazia rappresentativa». Chi invece, a mio modesto parere, avrebbe dovuto avere in maggiore considerazione il popolo, è il sindaco di Marcianise, Antonio De maria_luigia_iodiceAngelis, che ritorna in sella al governo cittadino, dopo aver superato un momento di stanchezza e non di cattiva salute. Per intenderci, se fossi stato in lui prima di ritirare le dimissioni oltre a sincerarmi dell’appoggio della mia maggioranza, avrei cercato di capire se godessi ancora del favore popolare. E nel suo caso, sarebbe stato semplicissimo: attuare un suo cavallo di battaglia elettorale ossia i consigli comunali itineranti nei diversi rioni della città.   Al di là di questa mera valutazione personale, ne rispettiamo la scelta come già ampiamente preannunciato e applaudiamo all’unico vero vincitore di questa vicenda, l’ex Presidente della Provincia , Domenico Zinzi:

  • dopo l’exploit del figlio con circa 22000 preferenze a livello provinciale e il primato a Marcianise con 2600 voti, mantiene il consigliere provinciale Pasquale Salzillo, che in caso di dimissioni del sindaco, così come recita il Disegno di legge “Delrio” (numero 1542-B), sarebbe decaduto se fosse cessata la sua carica di amministratore;
  • ha tutto il tempo di sistemare le cose in Forza Italia e prepararsi a conquistare Marcianise , con l’imbarazzo della scelta tra due pezzi da 90 per gran consenso e simpatia in città come candidati a sindaco, Maria Luigia  Iodice e Pasquale Salzillo;
  • in caso di fibrillazioni o defezioni in maggioranza, il destino politico di De Angelis è nelle sue mani;

pasquale_sCerto che la sorte gioca davvero brutti scherzi: diversi del Pd avevano votato De Angelis per liberare la città da Zinzi ed ora si ritrovano Mimì più forte che mai. L’unico che può contrastare il predominio di Zinzi, stanando i suoi in Consiglio comunale è Gerardo Trombetta e sembra che la scelta di non indicare l’assessore in giunta vada in questa direzione.

Del ritorno di De Angelis, ne ha tratto giovamento anche il Pd o meglio qualche gruppetto dei democratici che avrà lo spazio e il tempo per tessere il tappeto su cui far accomodare il salvatore esterno al partito, da candidare alla poltrona di sindaco.

angelo crescenteDulcis in fundo: l’ex sindaco di Capodrise, Angelo Crescente che con passione e tenacia, nonostante la prematura interruzione della sua amministrazione determinata da alcuni suoi compagni di viaggio, il non completamento di diverse opere a suo dire per una “congiura di palazzo” e il ritorno in campo di forti personaggi del passato, è pronto a sfidare tutto e tutti perché convinto di avere dalla sua, la sovrana volontà popolare.

 

2 comments
  1. Bel post, belle parole, dopo averle lette mi viene ti porti una domanda, che considerazione hai di un politico che sta cercando di limitare l’ uso della democrazia con il parere popolare in Italia. Ricordati, prima di rispondere, che quel politico ha trattato Tsipras con una spavalderia vergognosa e che non può neanche permettersi.

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